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Corrado Giuffredi and the New Italian Clarinet School

editorial.notes: Ed. note: This piece is translated from the original Italian, which you can find after the English interview, near the bottom of this page.

By: author.name: Angelo Semeraro

Corrado Giuffredi is one of the most prominent clarinetists on the global scene at the moment and has played with important orchestras since he was young. His videos on YouTube and Facebook reach thousands of fans within hours of being posted. A good number of students crowd his masterclasses and desire to study with him regularly. Principal Clarinet of the Orchestra della Svizzera Italiana, he is one of the most important figures of the new Italian clarinet school. We recently discussed his past experiences, his exclusive instrument, and his advice to the next generation of clarinetists.

Corrado Giuffredi: Honestly, I feel very positive because lots of people follow and admire my work. This is extremely satisfying, and it pays me back for the work I have done in the past and for what I will do in the future. It’s very important to me to have joined Morrie Backun’s team — a great team that gives me the chance to be always in touch with artists like Ricardo Morales, Eddie Daniels, David Shifrin, Ben Lulich, and Jose Franch-Ballester. We are very close and we have fun together!

CG: All my success started in Italy. When I was a child I had the great opportunity to join the Emilia Romagna Youth Orchestra, and one of my first concerts was with Luciano Pavarotti, in 1985. During my collaboration with him, hearing his voice up close and playing some of the most beautiful clarinet solos made me certain about the direction I wanted to take for my future.

CG: There are a lot. As I said before, I started when I was very young, in a youth orchestra. At the end of the ’80s, I became the Principal Clarinet of the Toscanini Orchestra, where I worked until 2002. I played much of the operatic repertoire, but also uncommon operas with beautiful solos like Donizetti’s Poliuto and Torquato Tasso, or Pacini’s Saffo — operas that are rarely produced theatrically and usually appear only in orchestral-excerpt collections. It is very rare to play most of them during one’s career, but I was lucky to play them with great masters. Since 2003 I have been the Principal Clarinet of the Orchestra della Svizzera Italiana. Each experience has contributed to my artistic growth, naturally, but my recent collaboration with Cecilia Bartoli in particular has given me very strong emotions.

CG: The Italian clarinet is famous in the world for its beautiful and mellow sound. The art of “bel canto” and expressiveness are our strong points, along with technical and interpretative competence.

CG: There were lots of Italian clarinetists who emigrated to other countries in the past, in particular the USA. Gino Cioffi, Luigi Cancellieri, Luigi DeSantis, Napoleon Cerminara, Edmondo Allegra, Joseph and Anthony Gigliotti, just to mention some of them. They all were Principal Clarinetists in the most prominent American orchestras!

CG: First of all they must practice hard. They have to put themselves in the spotlight, winning auditions and competitions . To be a good musician is not enough; it is only the starting point. Having a good teacher at the beginning is a blessing, but students then have to intensify their study with principal clarinetists from around the world. It is quite impossible to win international competitions if you are totally unknown.

CG: In my opinion, what is necessary is to work as a team, and in Italy Maestro Piero Vincenti, president of the Italian Clarinet University, has understood this. With the Italian Clarinet University, we have a team of very qualified teachers who bring new ideas and teaching techniques from all over the world.

CG: Of course. More qualified teachers attract the best students in Italy, improving our own clarinet school and making it more competitive.

CG: In every Swiss orchestra, there is at least one Italian clarinetist, and in Lugano there are two. There are Italian clarinetists in France, Belgium, Germany, Spain, Finland. It is incredible. In these years, lots of Italian musicians are winning auditions and competitions around the world. We are everywhere around the globe, and this makes us proud.

CG: I am testing a new clarinet that Morrie Backun has conceived of just for me. A new concept of instrument. It’s made of wood on the inside and synthetic material on the outside in order to increase sound quality. The projection of the carbon fibre shows a great difference from traditional clarinets, especially in big halls. It appears to be a very amplified instrument, one that does not sacrifice quality and beauty of the sound. Therefore, with it I like to use a new Corrado Giuffredi (CG) crystal mouthpiece developed by Giorgio Clerici, of Pomarico, and me. It comes in two different models: CG and CGPlus, both of which really give form and substance to the Italian sound. By changing the chamber’s internal measurements, we have obtained the sound I have always dreamed of. The mouthpieces are finding great success, and Pomarico has to work day and night to meet consumer demands!


Entrato giovanissimo a far parte di importanti orchestre, Corrado Giuffredi è uno dei clarinettisti più in luce del momento. Il suo canale YouTube e i video che pubblica sul profilo Facebook registrano migliaia di visualizzazioni in poche ore. Tantissimi i giovani che affollano le sue masterclass e che vorrebbero studiare stabilmente con lui. Primo clarinetto solista dell’Orchestra della Svizzera Italiana è tra i maggiori esponenti della nuova scuola italiana del clarinetto. Ecco cosa ha risposto alle nostre domande sulle esperienze passate, i consigli alle nuove generazioni e il suo esclusivo strumento.

Cosa si prova ad essere uno tra i più conosciuti clarinettisti italiani nel mondo?

Onestamente mi sento molto bene, perchè essere seguito e apprezzato da tante persone mi dà tanta soddisfazione e mi ripaga di tutto il lavoro che fatto e che farò in futuro. Mi ha aiutato molto essere entrato nel team di Morrie Backun, una squadra eccezionale che mi dà la possibilità di essere in continuo contatto con artisti come Ricardo Morales, Eddie Daniels, David Shifrin, Ben Lulich e José French-Ballester. Siamo molto uniti e insieme ci divertiamo anche molto!

Quanto del suo successo e della sua espressione artistica sono frutto dell’essere nato e cresciuto in Italia?

Tutto è frutto di ciò. Da ragazzino ho avuto la fortuna di entrare a far parte dell’Orchestra Giovanile della Emilia Romagna e uno dei primissimi concerti, nel 1985, fu con Luciano Pavarotti. Sentire la sua voce, così da vicino, negli anni in cui era più in forma e avere la fortuna di suonare con lui alcuni degli assoli più belli del clarinetto mi ha fatto subito capire quale era la direzione che volevo prendere.

Quali esperienze le hanno dato maggiori stimoli e slancio?

Sono state tante. Ho iniziato molto presto come già detto in un’orchestra giovanile. Sul finire degli anni Ottanta sono diventato primo clarinetto dell’Orchestra Toscanini, dove sono rimasto fino al 2002. Ho suonato gran parte del repertorio operistico, ma anche quelle rare opere che contengono bellissimi assoli come il Poliuto e il Torquato Tasso di Donizetti o la Saffo di Pacini, Opere che sono rarissimamente inserite nei cartelloni dei teatri e che di solito sono solo nelle raccolte dei passi d’orchestra. Tanti di questi è difficile suonarli nella propria carriera, ma io ho avuto la fortuna di farli con grandi maestri. Dal 2003 sono clarinetto solista dell’Orchestra della Svizzera italiana. Ogni esperienza naturalmente contribuisce alla mia crescita artistica, ma in particolare la recente collaborazione con Cecilia Bartoli mi ha dato veramente grandi emozioni.

Quali sono secondo lei le caratteristiche artistiche e musicali che contraddistinguono un artista italiano?

Il clarinetto italiano è sempre stato famoso nel mondo per il bel suono. Questo ci ha sempre contraddistinto. La cantabilità e l’espressione sono da sempre i nostri cavalli di battaglia. Ora abbiamo aggiunto anche la preparazione tecnica e la consapevolezza interpretativa.

Il mondo clarinettistico italiano ha conosciuto momenti di prestigio all’estero anche in passato. Potrebbe in breve sintetizzarli?

Ci sono stati nel passato moltissimi clarinettisti italiani emigrati in altri Paesi, in particolare negli Stati Uniti d’America. Gino Cioffi, Luigi Cancellieri, Luigi De Santis, Napoleone Cerminara, Edmondo Allegra, Giuseppe e Anthony Gigliotti solo per citarne alcuni . . . Erano tutti principal clarinet delle maggiori orchestre americane!

Su cosa deve investire un giovane che vuole rendere internazionale la propria carriera?

Innanzitutto deve studiare come un matto. Si deve mettere in evidenza da giovanissimo vincendo audizioni e concorsi. Essere bravi non basta, è solo il punto di partenza. Avere un buon insegnante all’inizio è una benedizione, ma si deve approfondire successivamente lo studio con maestri importanti. Arrivare da perfetti sconosciuti a Concorsi Internazionali e pensare di vincere è quasi impossibile.

Di cosa ha bisogno la formazione clarinettistica italiana? Quali enti possono offrirla?

Credo che ci sia necessità di fare squadra e lo ha capito in Italia il Maestro Piero Vincenti, Presidente dell’Accademia Italiana del Clarinetto. In passato questo è mancato. Con l’Accademia Italiana del Clarinetto si vuole fare squadra e abbiamo un team di docenti davvero notevole per essere il più possibile all’avanguardia e per conoscere anche da docenti stranieri come si suona in altri Paesi.

Oggi il Ministero dell’Istruzione italiano riconosce sempre più titoli conseguiti in accademie al di fuori del sistema dei Conservatori. Pensa sia un bene tutto ciò?

Certo che è un bene. Più gli insegnanti sono bravi più si attirano in Italia i migliori allievi, migliorando e rendendo più competitiva l’offerta didattica della nostra scuola clarinettistica.

Che futuro vede e cosa si augura per il clarinetto italiano?

In ogni orchestra svizzera c’è almeno un clarinettista italiano e a Lugano siamo addirittura in due. In Francia, Belgio, Germania, Spagna, Finlandia ci sono clarinettisti italiani. È una cosa sbalorditiva. Tantissimi italiani stanno vincendo in questi anni audizioni e concorsi in ogni parte del mondo. Siamo dappertutto e questo ci rende orgogliosi.

                 Le sue sperimentazioni e scelte sullo strumento interessano i tantissimi clarinettisti che la seguono. Possiamo sapere al momento quali sono le novità su cui sta lavorando?

Sto testando da quasi un anno un nuovo clarinetto che Morrie Backun ha pensato appositamente per me. Una concezione di strumento tutta nuova. Legno dentro e materiale sintetico all’esterno, in modo da esaltare le qualità sonore e sfruttare la proiezione della fibra di carbonio che, soprattutto nelle grandi sale, mostra un’importante differenza rispetto ai clarinetti tradizionali. Sembra uno strumento amplificato che però non perde in qualità e bellezza. Poi c’è l’abbinamento che ho pensato con il nuovo bocchino di cristallo Pomarico che porta il mio nome. Sono due modelli: il CG e il CGPlus che danno veramente forma e sostanza al suono italiano. Rivoluzionando le misure interne della camera siamo riusciti a ottenere il suono che ho sempre sognato. Sta avendo un grandissimo successo e Pomarico deve lavorare anche la notte per soddisfare tutte le richieste!


A truly versatile artist, Corrado Giuffredi is renowned as a classical, chamber, jazz and klezmer musician. His orchestral appearances include performances with the Orchestra della Svizzera Italiana and the Orchestra Filharmonica della Scala, to name a few. In addition to numerous recordings, Corrado has also premiered a number of works including Penderecki’s Concerto for Clarinet and Orchestra.

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